Le parole dell'amore sono baci che il cuore indirizza alla ragione: la giovane, candida mano davanti alle labbra socchiuse, un sognante e magico sospiro ad accompagnarli nell'arduo cammino, la speranza degli innamorati respinti a fare da testimone.
E' dal tramonto del giorno di ogni giorno che le parole dell'amore non è più dato percepire tra i brusii di sottofondo, velate come sono dall'imbarazzo di un bimbo che si è fatto addosso la pipì, dalla moto che non funziona e bisogna ripararla, dal biglietto del treno che, ad ogni modo, qualcuno lo deve pur fare.
Esse stanno sotto ai panni da lavare, raggomitolate come piccole vipere dai bianchi incisivi esposti: appena ti avvicini per sussurrarle, saettano dritto alla gola, quasi offese dall'essere state rievocate.
Le parole dell'amore vogliono essere dimenticate: troppe volte pronunciate, una volta di troppo abbandonate sul selciato, calpestate, rinnegate. Accade, in certe sere d'autunno, che fresche anime di inesperti folletti si adoperino per rinfocolarle: ma il sabba è tutto ciò che rimane; è solo dall'infamità che possiamo trarre godimento, dal tradimento palese consumato ed esibito, dal perpetuarsi della lussuria mille volte spinta nel più profondo delle viscere.
Non certo da pentole d'oro ed arcobaleni, non da fiabe bisbigliate al fioco vibrare delle lanterne; non certo dall'amore, rimasto senza le sue parole.

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