venerdì 7 giugno 2019

Morale?

Prende lentamente, poi cresce imponente. Parte dal ventre e risale per immense spirali, percorsi dapprima esitanti ma sempre perentori, a serrare; si impossessa, arresta il tempo, fa barcollare; raggiunge la mente e la annienta, con vampate di calore successive, strabilianti ondate oceaniche, che si infrangono contro qualsiasi briciola di morale che osi baluginare. La morale, sì, proprio quella: resiste, si propone, cerca di affermarsi ma... soccombe, quasi scompare; alla fine, si modifica, autogenesi deviata, nova via. Solo resta l'istinto: tatto, gusto, olfatto, vista, elettricità, vita. Linguaggio animale, essenziale, ancestrale: possesso, predominanza, sopraffazione, uso volgare per il gusto di usare, azione ripetuta, ossessiva, incessante. Il piacere di prendere senza chiedere, disporre della completa sottomissione, disponibilità offerta senza condizioni. E' la fine: di fronte, uno straccio bagnato, abbandonato, pago, svuotato, senza più desideri nè volontà. Defluisce, molto più velocemente di come tutto sia cominciato; riprende a celarsi nel ventre; scompare. Ed eccola lì, che ritorna Madama Morale. Proporzionalità inversa tra istinto e morale? Tenersi l'istinto ed aprire la mente: cambiare valori, cambiare voleri, volere cambiare.



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