venerdì 7 giugno 2019

Beffarda

ti ho sfiorata, luna, 
attraverso un cristallo; 
cresce la mia arsura 
con la tua marea 
e il tuo calore 
mi risucchia in un vortice 
di fiele e miele, 
dove voglio esaurire la mia forza. 
Sfiorano le labbra 
la tua pelle, 
mentre all'unisono le mani assecondano il rollio 
di questi gusci, in balia della burrasca; 
buttato a mare ogni pudore, 
umori condivisi con viandanti 
che invidiano la pelle nuda 
offerta al brillare alla notte; 
troppo amanti per curarsi 
di ciò che ruota attorno e attorno urla; 
sospesi, necessari e sufficienti 
solo alla passione. 
Mille baluardi, mille volte vinti e riedificati e vinti di nuovo 
in una danza infinita, che nemmeno il tempo vuol davvero fermare; 
la perdizione ed il donarsi, 
supremi voti offerti 
a quell'anonima città, 
trasformatasi, per umida magia, 
in un irraggiungibile castello di perle 
ed avori preziosi, 
donati come pegno d'amore 
alla sensualità senza fine 
dei sospiri, 
delle paure, 
della voglia di goderci il futuro.



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