attraverso un cristallo;
cresce la mia arsura
con la tua marea
e il tuo calore
mi risucchia in un vortice
di fiele e miele,
dove voglio esaurire la mia forza.
Sfiorano le labbra
la tua pelle,
mentre all'unisono le mani assecondano il rollio
di questi gusci, in balia della burrasca;
buttato a mare ogni pudore,
umori condivisi con viandanti
che invidiano la pelle nuda
offerta al brillare alla notte;
troppo amanti per curarsi
di ciò che ruota attorno e attorno urla;
sospesi, necessari e sufficienti
solo alla passione.
Mille baluardi, mille volte vinti e riedificati e vinti di nuovo
in una danza infinita, che nemmeno il tempo vuol davvero fermare;
la perdizione ed il donarsi,
supremi voti offerti
a quell'anonima città,
trasformatasi, per umida magia,
in un irraggiungibile castello di perle
ed avori preziosi,
donati come pegno d'amore
alla sensualità senza fine
dei sospiri,
delle paure,
della voglia di goderci il futuro.

Nessun commento:
Posta un commento