Ricordi, naso molle, che cosa cercavamo, più o meno 30 anni fa? Bene, non so tu ma io la perfezione l'ho scoperta e te la voglio rivelare: la forma perfetta, la madre di tutte le forme è la sfera. Pensaci: l'Universo si regge sulle ripetizioni; i pianeti, i satelliti sono sferici; anche l'Universo stesso potrebbe esserlo, ad occhio e croce: quindi, il risultato dei nostri sforzi è, senza fallo, costituito dalla sfera. Per questo motivo, all'interno di essa ho preso a vivere. Vivo in una sfera di cristallo, a volte attraversata dai raggi del sole e da questi pervasa; in quanto nella stessa residente, rappresento una predizione, sono un vaticinio, più che un'avanguardia: sono ciò che sarà ed essendo oggi quel che sarò domani, di fatto in questo momento non esisto e non sono io che ti scrivo, benchè con un trentennio di ritardo. Tutto, qui, è arrotondato; io in primis mi muovo per cerchi, che cerco di disegnare concentrici, per discontinuità col passato; gli occhi mi stanno, pian piano, uscendo dalle orbite, a guisa di gold-fish. Di fronte a me, un hotel molto grande, l'arrivare ed il partire dei cui clienti osservo, impegnando così la massima parte del mio tempo libero.
Sapessi, naso molle, quante se ne vedono: c'è chi arriva con dei grandi macchinoni lucenti, chi si fa portare dal taxi... ma c'è anche - non ci crederesti mai - chi vi giunge in tram, con valigie tenute insieme dallo spago. Che ci vanno a fare in hotel, se non hanno i soldi? Da dove vengono; dove andranno, poi? Boh. Sta di fatto che godo di questa situazione di privilegio: vivo nella forma perfetta, rappresento il domani, osservo gli altri che vengono e, soprattutto, vanno. Io no: come ti dicevo, disegno cerchi, all'iniziare ed al finire dei quali mi trovo sempre al punto di partenza o al punto di arrivo, a seconda (appunto) dei "punti" di vista.
A proposito: ti sbagliavi sulla storia dell'amore eterno (ma, forse, intendevi dire "l'amore che dura una vita"). Non ti sbagliavi, invece, sul conto mio: avrei potuto essere ben meglio di quello che lasciavo ad intendere; solo che, sai: si vive spesso di proiezioni ottimistiche di quello che si è. Ed è proprio dal delta tra quello che si è e quello che si vorrebbe essere che nasce la vergogna; lo sapevi? Se mi vergogno? Un po'. Però, a conti fatti, è stato meglio così.
Ti prego, se capisci quello che ti ho scritto, portami il mangime: qui si boccheggia e gli ami abbondano. Ah, un'ultima cosa: ho scoperto dove va la luce quando fa buio. Se ti interessa, un giorno te lo racconto. Non so ancora, invece, che fine fa il buio quando la luce arriva; ma credo di essere sulla buona strada. Credo. Ciao, neh?
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