venerdì 13 marzo 2026

Orgoglio Metropolitano

Milano

E’ un gatto che finge di dormire

E che ti morde quando sei distratto.

Come una nausea non smette di salire.

E’ una puttana con il cuore in mano.

Milano

mamma che sbraita alla mattina,

cane bastardo sfinito dalla fiamma,

dove non posso esser mai in ritardo,

dove smarrirsi è un bene quotidiano.

Milano

Amori venuti dall’oriente,

Vecchia cultura che perde i suoi tesori.

Piena d’inedia, di odio e di paura:

Stai nella nebbia, affondi sul divano.

Milano

Ti amo ma ho paura a dirlo,

Sei una foresta dal flebile richiamo

Voglio raccogliere quello che ti resta

E andarci contro con il mio aeroplano.


Ma noi piccini danziamo con le fate,

E coccoliamo le stelle con le mani,

perché gl’ideali non sono storie andate:

sono progetti scagliati sul domani.


Ma noi piccini dispiegheremo l’ali

Vi condurremo per mano sul cammino.

E non c’importa se non siete uguali:

Esser mischiati è un piacevole destino,

mangiam la pappa senza il cucchiaino.




venerdì 7 giugno 2019

Aφροδίτη

Afrodite dell'estasi. 
Pura estasi è respirarti, riempirti; sei nel mio sangue.
Insieme, galleggiamo trasparenti, invisibili, istinto bestiale e divino al contempo: belli, mentre stragodiamo nel fango come tra le nuvole. 
Belli, mentre lasciamo perdere lo sguardo verso l'infinito come tra i misteri dell'altro. 
Mia Dea. 
Mia



Dove sei?

Si tratta di questo: sostanzialmente, vivo in attesa della mezzora seguente. La mia situazione è tale per cui non c'è niente, dell'adesso, che mi interessi: ho come la sensazione che la cosa che devo fare, quella per la quale esisto, accadrà tra poco, più tardi. La conseguenza è che sono sempre fuori fase, nervoso, ansioso che il tempo passi velocemente; questo è il motivo per il quale sembra che nulla mi interessi; di fatto, il tangibile è dell'adesso, dell'ora, mentre io sono proiettato verso un improbabile dopo, dopo, dopo. Sono nel futuro? No, al contrario: per me, il futuro non esiste, anche se è per esso che giustifico me stesso, il mio senso della mia vita. Anche in questo momento, sto scrivendo questo post per far passare in fretta il tempo che mi separa dall'andare a letto; dormirò velocemente, perchè deve arrivare presto il domani, che a sua volta mi auguro che trascorra in un lampo, in attesa del mio rientro a Milano e... quando sarò lì, l'importante sarà quello che accadrà il giorno dopo. Inafferrabile, mi anticipo ormai da anni, nella speranza di incontrarmi.



Vortice e Anima

Nel segreto di vicoli oscuri, rubando secondi al tempo della ragione, da me, da te, ti denudo, ci siamo addosso. 
Attimi, brandelli strappati a morsi, quasi a squarciare la vita con canini e incisivi, sangue pulsante ovunque, sulle lenzuola come nelle vene e dentro alle autostrade, quaranta gradi all'ombra.
Quanto ti voglio e quanto mi vuoi. E' il mio mondo deviato che incroci sugli angoli dei nostri incontri; la mia natura più animale, il mondo che non vorrei ma c'è: nelle notti che non ci sei, in quelle che c'è un bar, un tavolino ed il solito shakerato, quelle che non dormo, quelle che mi stai addosso, sudata e mi tocchi, quelle che ti giro e ti faccio quello che voglio, se voglio. 
E' il mio mondo che non esiste, quello che non si sa, quello che nessuno ha mai violato, che solo tu conosci. Un dono squallido ma pur sempre urlante, da gustarsi solo se si apprezzano mezzitoni ed acuti, sfumature di viola vellutata. 
Anima mia, vattene e lasciami galleggiare da solo nel latte. 
Anima mia, se ci sei davvero, liberami da te e dal vortice nel quale mi consumi.



Hotel Qvisifugge

Visiedo al Qvisifvgge da molti anni ovmai, fvontemave pev antica nobiltà, vecchia noblesse con pochi spiccioli in saccoccia. Decovosamente inappuntabile, impomatato, benvestito: papillon, blazev, calzone gvigio; scavpa bicolove, paglietta e bastone in osso da passeggio; chi mi appvezza vicambiato, fovse avvà l'onove di avevmi a colazione; bviosc vuota e cappuccino chiavo, mi vaccomando. Non vifiuto mai, ci manchevebbe, savebbe scovtesia. Son maestvo dell'eloquenza, sofista pev passione, dissevto in ogni dove, su ogni pevchè a bacchetta, meglio se nel covso della cena: paga Lei Commendatove, cevto che accetto, non mi pevmettevei mai di vifiutave. Ov, veda, fuggo da sempve: son fuggitov d'alti lignaggio e discendenza; è un'avte che si tvamanda, che hai nei cvomosomi o mai l'acquisivai: o ce l'hai, di seppellive, vimuoveve il passato o vivvai sempve nel vimpianto. Ed io ne ho seppelliti, di passati... Cavo Lei, se ne ho sepolti. Ah, sì, capisco: Lei si domanda e chiede, se vevo è che fuggitov io sono, che ci faccio al Qvisifvgge da così tanto tempo, ovmai: veda, mio buon amico, sto valicando l'ultima fvontieva: sto fuggendo da me stesso, dal mio io. Niente di meglio di questo hotel secluso, dove, pev celia o pev davvevo, l'ova è sempve inchiodata ad un nebbioso, fiocamente bieco, intvamontabile tvamonto; mi capisca: io lo vimivo e, nel contempo, pvendo congedo anche dalla mia pevsona; pev divla come nella pevfida Albione, un "sunset boulevavd" nostvano che, a guisa di bvezza pvimavevile, dolcemente mi vende gvata la discesa. Vevso dove, chiede Lei, bvamoso di sapeve? Pevbacco, questa domanda, mi pevdoni, da Lei non l'aspettavo: vevso dove non vileva! L'impovtante è che si fugga. Si fugge pev passione, pev pvedestinazione. Fuggitovi si nasce, lo vicovdi. Ed io, modestamente...



Morale?

Prende lentamente, poi cresce imponente. Parte dal ventre e risale per immense spirali, percorsi dapprima esitanti ma sempre perentori, a serrare; si impossessa, arresta il tempo, fa barcollare; raggiunge la mente e la annienta, con vampate di calore successive, strabilianti ondate oceaniche, che si infrangono contro qualsiasi briciola di morale che osi baluginare. La morale, sì, proprio quella: resiste, si propone, cerca di affermarsi ma... soccombe, quasi scompare; alla fine, si modifica, autogenesi deviata, nova via. Solo resta l'istinto: tatto, gusto, olfatto, vista, elettricità, vita. Linguaggio animale, essenziale, ancestrale: possesso, predominanza, sopraffazione, uso volgare per il gusto di usare, azione ripetuta, ossessiva, incessante. Il piacere di prendere senza chiedere, disporre della completa sottomissione, disponibilità offerta senza condizioni. E' la fine: di fronte, uno straccio bagnato, abbandonato, pago, svuotato, senza più desideri nè volontà. Defluisce, molto più velocemente di come tutto sia cominciato; riprende a celarsi nel ventre; scompare. Ed eccola lì, che ritorna Madama Morale. Proporzionalità inversa tra istinto e morale? Tenersi l'istinto ed aprire la mente: cambiare valori, cambiare voleri, volere cambiare.



Senza le parole dell'amore


Le parole dell'amore sono baci che il cuore indirizza alla ragione: la giovane, candida mano davanti alle labbra socchiuse, un sognante e magico sospiro ad accompagnarli nell'arduo cammino, la speranza degli innamorati respinti a fare da testimone.

E' dal tramonto del giorno di ogni giorno che le parole dell'amore non è più dato percepire tra i brusii di sottofondo, velate come sono dall'imbarazzo di un bimbo che si è fatto addosso la pipì, dalla moto che non funziona e bisogna ripararla, dal biglietto del treno che, ad ogni modo, qualcuno lo deve pur fare.

Esse stanno sotto ai panni da lavare, raggomitolate come piccole vipere dai bianchi incisivi esposti: appena ti avvicini per sussurrarle, saettano dritto alla gola, quasi offese dall'essere state rievocate.

Le parole dell'amore vogliono essere dimenticate: troppe volte pronunciate, una volta di troppo abbandonate sul selciato, calpestate, rinnegate.  Accade, in certe sere d'autunno, che fresche anime di inesperti folletti si adoperino per rinfocolarle: ma il sabba è tutto ciò che rimane; è solo dall'infamità che possiamo trarre godimento, dal tradimento palese consumato ed esibito, dal perpetuarsi della lussuria mille volte spinta nel più profondo delle viscere.

Non certo da pentole d'oro ed arcobaleni, non da fiabe bisbigliate al fioco vibrare delle lanterne; non certo dall'amore, rimasto senza le sue parole.