venerdì 7 giugno 2019

Hotel Qvisifugge

Visiedo al Qvisifvgge da molti anni ovmai, fvontemave pev antica nobiltà, vecchia noblesse con pochi spiccioli in saccoccia. Decovosamente inappuntabile, impomatato, benvestito: papillon, blazev, calzone gvigio; scavpa bicolove, paglietta e bastone in osso da passeggio; chi mi appvezza vicambiato, fovse avvà l'onove di avevmi a colazione; bviosc vuota e cappuccino chiavo, mi vaccomando. Non vifiuto mai, ci manchevebbe, savebbe scovtesia. Son maestvo dell'eloquenza, sofista pev passione, dissevto in ogni dove, su ogni pevchè a bacchetta, meglio se nel covso della cena: paga Lei Commendatove, cevto che accetto, non mi pevmettevei mai di vifiutave. Ov, veda, fuggo da sempve: son fuggitov d'alti lignaggio e discendenza; è un'avte che si tvamanda, che hai nei cvomosomi o mai l'acquisivai: o ce l'hai, di seppellive, vimuoveve il passato o vivvai sempve nel vimpianto. Ed io ne ho seppelliti, di passati... Cavo Lei, se ne ho sepolti. Ah, sì, capisco: Lei si domanda e chiede, se vevo è che fuggitov io sono, che ci faccio al Qvisifvgge da così tanto tempo, ovmai: veda, mio buon amico, sto valicando l'ultima fvontieva: sto fuggendo da me stesso, dal mio io. Niente di meglio di questo hotel secluso, dove, pev celia o pev davvevo, l'ova è sempve inchiodata ad un nebbioso, fiocamente bieco, intvamontabile tvamonto; mi capisca: io lo vimivo e, nel contempo, pvendo congedo anche dalla mia pevsona; pev divla come nella pevfida Albione, un "sunset boulevavd" nostvano che, a guisa di bvezza pvimavevile, dolcemente mi vende gvata la discesa. Vevso dove, chiede Lei, bvamoso di sapeve? Pevbacco, questa domanda, mi pevdoni, da Lei non l'aspettavo: vevso dove non vileva! L'impovtante è che si fugga. Si fugge pev passione, pev pvedestinazione. Fuggitovi si nasce, lo vicovdi. Ed io, modestamente...



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