sabato 28 gennaio 2017

RibL

Esploratore, I suppose?
Yes, I am. Io, modestamente, lo nacqui. Esploratore, I mean...


Ricordo le fossette nelle mani e gli occhi grandi: ero bambino e vivevo nell’incanto. Non avevo orsetti a tenermi compagnia: per non sentirmi solo, mi incontravo spesso con Madama Fantasia. Nel cestino della merenda, carta d’argento ad avvolgere pane ed illusione; nel tascapane da Trapper, una bussola rotta, ad indicare la giusta direzione. Ma, soprattutto, un’unica quanto terribile arma da opporre ai Pirati: il mio nome. Un nome che incuteva reverenza anche al solo pensarlo; un nome che i bucanieri scandivano sottovoce, nelle buie e fumose bettole della Tortuga, perché pronunciarlo ad un tono anche solo lievemente più udibile avrebbe potuto significare la fine della stessa filibusta. Un nome roboante, un nome vero:
Ribelle, il Grande Esploratore!

Ero un viaggiatore appassionato: passavo ore intere abbarbicato alla prua del mio nobile veliero; scrutavo l’orizzonte all’imbrunire, cercando mondi nuovi e nuovi afrori, cieli mai visti e terre da scoprire; combattere corsari, liberare principesse innamorate, filare verso le stelle cavalcando enormi dragoni cinesi, dopo averli sapientemente domati: ah, che bei tempi! Ah, che bel vivere! Sì, lo confesso: esplorare fu il mio più grande desiderio.

E l’ho fatto, per tutta la vita.

Cresciuto, ho esplorato tutti i sentieri della solitudine, della rabbia, della disillusione. Ho valicato le dodici colline dell’amore ed assaporato ad una ad una le mille ciliegie del sesso, fino a non poterne più, fino a non essere più capace di gustarne alcuna. Ho attraversato l’angoscia, l’odio e l’indifferenza, bivaccato nella monotonia e sorseggiato caffè sotto la pioggia, preparandolo sul falò dei miei sogni.

Anche oggi, ogni sera non manco al mio appuntamento con l’avventura; solo che la maestosa prora lignea, istoriata a popputa sirena non c’è più: il suo posto l’ha preso il balcone di casa, al sesto ed ultimo piano di un cedevole palazzo della Bovisa. Da lì, osservo l’orizzonte cintato dai grattacieli, le stelle celate da aerei in atterraggio, controllo la mia pettinatura da perfetto impiegato nei doppi vetri e sorrido, sorrido.

Anche lei sorride: Madama Fantasia, intendo. Lei non mi ha mai abbandonato ed è l’unica a sapere la verità (oltre a voi, ovviamente…): sul balcone non ci sono io; lì c’è la mia identità segreta! Il vero io, ogni sera, entra di soppiatto in quella vecchia bettola della Tortuga, raggiunge quatto quatto il tavolo centrale, ci sale sopra senza dare nell'occhio ed urla a perdifiato, con le mani ai fianchi della bocca, per farsi udire da tutti:

"Fuggite, bastardi! C'è Ribelle, il Grande Esploratore!"

Un attimo di panico e poi… ma no, dai: scherzavo! E tutti giù a ridere e tutti che beviamo rhum: pirati, puttane, osti e vecchi sognatori rimbambiti.

Nessun commento:

Posta un commento